Kichimasa Mairu Yukari no Otozure(Kichi e i 50 ryo)

(39) KICHIMASA MAIRU YUKARI NO OTOZURE(lo strano ritorno a casa di Kichi)-sewamono

L’opera si basa su un episodio di un racconto di Kawatake Mokuami. L’eroe è un giovane samurai, erede di una grande tenuta, ma è in qualche modo ne esce un personaggio schematizzato, perché il genio di Mokuami non sta nel ritrarre giovane uomini virtuosi, e il personaggio più interessante fa parte di un gruppo di deprecabili mascalzoni che viene indirettamente coinvolto nel dramma. É sulla loro storia che si basa l’opera.

Alla morte di suo padre, Kobori Samonnosuke diventa capo del suo clan e eredita una grande fortuna, ma essendo ancora minorenne, la tenuta viene amministrata da suo zio, Yaheiji, che sarebbe il prossimo in linea di successione. Si avvicina il momento nel quale il nipote diventerà maggiorenne e prenderà in mano la gestione. Yaeiji inizia a riflettere su quanto sarebbe convenientemente se il giovane uomo dovesse morire. Decide perciò di farlo morire di fame e lo imprigiona in un magazzino di pietra. Una notte d’inverno, O Sugi, una cameriera che ama il suo giovane signore, riesce a impadronirsi delle chiavi e libera Samonnosuke, che viene fatto uscire clandestinamente dalla villa. Sfortunatamente per O Sugi, le è caduto un ornamento per capelli vicino al magazzino che viene trovato da Kyusuke, uno dei servitori di Yaeiji. O Sugi viene torturata nel tentativo di farle rivelare dove si trova Samonnosuke, ma ella si suicida per evitare di tradirlo. Yaeiji e il suo scagnozzo si ritrovano in una spinosa situazione con un cadavere tra le loro mani di cui non sanno come sbarazzarsi.

Yaeiji ha preso come sua concubina una ragazza di nome O Mitsu, che lo detesta, ma è stata costretta nella sua casa dal fratello, un deprecabile monaco chiamato Benshu. In realtà è innamorata di un amico di Benshu, Kichisaburo(abbreviato in Kichisa) che si guadagna da vivere vendendo sudari e con altri meno dignitosi mezzi. Benshu si è reso utile a Yaeiii in più di un’occasione e gli viene affidato il compito di sbarazzarsi del cadavere di O Sugi, dietro il compenso di 50 ryo. Nel frattempo O Mitsu ha raccontato tutta la storia a Kichisa, compreso il coinvolgimento del fratello e la somma di denaro pagatogli. Benshu, che non ne sa nulla, decide che il miglior modo di sbarazzarsi del corpo sia cremarlo sotto falso nome e a tale scopo deve ottenere un permesso di cremazione, una tessera di legno rilasciata dal tempio. Pensa che la persona più adatta per procurglielo sia Kichisa che, vendendo sudari, ha accesso all’ufficio interno del tempio dove i permessi vengono venduti.

Atto 1

davanti al portone di ingresso del Ryonen-ji, Edo

Benshu incontra Kichisa e lo incarica del problema, offrendosi, facendo grande sfoggio di generosità, di pagarlo 10 ryo per la tessera. Kishisa fa finta di riflettere sull’incarico e poi chiede 25 ryo per un compito così difficoltoso. Benshu dichiara di non aver modo di disporre di tale enorme somma, ma Kichisa puntualizza di sapere che di sapere che ne ha ha intascati 50, perciò o si fa a metà o niente. Benshu minaccia Kichisa di rendere pubblica la sua relazione con O Mitsu, ma Kichisa gli ribatte che quelli che ci perderebbero di più sarebbero Benshu stesso e la sua famiglia piuttosto che lui stesso. Dopo un buon certo tempo passato a litigare, Benshu è costretto a accettare le richieste di Kichisa, perché sa che nessun altro può procurargli la tessera. Benshu se ne va, brontolando, e Kichisa esce per dedicarsi al suo compito.

Il Ryonen Ji potrebbe essere il tempio Taiunji, che inizialmente si chiamava Renjoin, e fu rifondato da Ryonen Genso(1646-1711), una famosa monaca zen e artista, sul terreno donatole a Ochiai, vicino a Edo nel 1693, allo scopo di onorare il suo mentore deceduto l’anno precedente, Haku O Dotai.

Discendente di Takeda Shingen per parte di padre, Katsurayama Tamehise, servì fin da giovasne alla corte imperiale, come aveva fatto la madre, e lì si appassionò di poesia; a 17 anni si sposò con un medico e studioso confuciano, Matsuda Bansui, ma ha 28 anni(e già madre di diversi figli) decise di entrare al convento femminile Rinzai Hokyo-ji di Kyoto, e poi si trasferirì a Edo per studiare zen presso il Kofuku-ji, e proprio il suo futuro maestro le negò di accedervi perché la riteneva troppo bella e perciò fonte di distrazione, perciò Gosen decise di deturparsi il volto con un ferro rovente; tale atto la fece accettare e le garantì subitanea fama, e nel 1682 raggiunge l’ Illuminazione. É famosa sia come poeta che come abile calligrafa e pittrice.

Scena 2

Il quartiere dei monaci del tempio

Nei locali sul retro, O Tora, una serva di bassa rango, sta arguendo con uno dei monaci, che è il suo amante, che la tessera di cremazione che le è stata venduta da lui non è fatta correttamente, è fatta per una donna invece che per un uomo. Esibisce la tessera, attaccata al tessuto bianco che deve essere piazzato sulla sepoltura prima degli ultimi riti e i due litigano a riguardo. Kichisa arriva alla porta sul retro e sente la disputa. Intravede la possibilità di ottenere la tessera senza dover corrompere il monaco. Entra, chiede qual è il problema e, dopo che gli è stato spiegato, osserva che la tessera può facilmente essere sistemata senza che nessun altro ne venga a conoscenza. Manda i due ad appianare il loro dissenso davanti a una bella tazza di sakè, poi prende la stoffa nella quale è avvolta la tessera e se ne va.

Scena 3

Fuori dalle mura del tempio

Benshu e Kyosuke, con il feretro, stanno aspettando impazientemente Kichisa, e si sentono sollevati quando quest’ultimo arriva con il permesso necessario. La stoffa bianca viene avvolta intorno al feretro con la tessera in cima e Benshu manda Kyosuke a organizzare la cremazione il prima possibile. Se ne sta per andare anche lui quando Kichisa lo richiama, chiedendogli quanto pattuito. Benshu inizia a prevaricarlo e si rifiuta di pagare 25 ryo, tornando alla sua prima offerta di 10. Adesso che la tessera per la cremazione è in suo possesso si sente al sicuro. Kichisa però non molla, e dice a Benshu che se non lo paga- e dopo alcune riflessioni Kichisa ha alzato il suo compenso a 40 ryo- andrà dritto dalla polizia e racconterà l’intera storia. Sottolinea che non lui non ha nulla da temere perché niente lo collega al permesso rubato. Benchu inizia a spaventarsi e arrabbiarsi, ma alla fine, dato che alle sue minacce e alle sue lusinghe Kichisa continua a rispondere solo “40 ryo”, si vede costretto a dargli il denaro richiesto. Kichisa conta le monete a voce alta apposta per indispettirlo mentre Benshu se ne va giurando di pareggiare i conti con lui. Quando Benshu ha raggiunto l’hanamichi, Kichisa gli urla dietro ironicamente : “Benshu! Perdonami per averti causato tanto disturbo!”(Benshu! Go-kuro!) (non ne sono certo ma potrebbe esserci un gioco di parole tra “Go-Kuro” e “Go-Ju-ryo” ovvero “50 ryo”)

Tra il primo e il secondo atto intercorre un considerevole lasso di tempo. Il giovane Samonnosuke è uscito dal suo nascondiglio e ha ottenuto la restituzione dei suoi averi. Il piano di suo zio contro la sua vita e la torture e la morte di O Sugi sono state scoperte e Yaeiji si suicida, e tutti coloro che sono connessi al crimine, inclusi Benshu e Kichisa, sono ricercati dalla polizia. Gli accoliti di Yaeiji sono sbandati e O Mitsu, che ha perso i ontatti sia con il fratello che con Kichisa, scompare nel della Malavita.

Atto 2

un negozio di frutta e verdura a Hongo, Edo

Il proprietario di questo negozio è un rispettabile anziano di nome Kyushiro che ha un’affascinante figlia di nome O Shichi. É qui che Samonnosuke si è nascosto durante la sua fuga dallo zio, e lui e O Shichi, all’insaputa del padre di lei, si sono innamorati. Prima di scoprire la sua vera identità O Shichi sperava di poter sposare l’amato, ma ora che si è rivelato essere un grande lord ed è tornato nel suo mondo, non si aspetta di vederlo mai più. É estate. La scena si apre mostrando la facciata del negozio di frutta e verdura che dà sulla strada. I commessi e gli apprendisti di Kyushiro stanno lavorando. Si presenta un giovane samurai che indossa un largo cappello da viaggio di vimini. Chiama la cameriera della casa e si rivela essere Samonnosuke. La cameriera lo guida fino al giardino sul retro della casa dove si trova O Shichi. Sta scendendo la sera, gli apprendisti se ne vanno e il negozio resta vuoto. Kichisa, che si sta nascondendo dalla polizia e intende lasciare Edo il prima possibile, arriva per caso all’entrata. I 40 ryo sono svaniti da un pezzo. Gli serve deanro per il viaggio e avendo sentito che il vecchio Kyushiro è ben fornito, intende rubare la cassa e fuggire. Sta per procedere quando un rumore proveniente dalla stanza interna lo allerta, perciò si nasconde dietro i cesti di verdura mentre entra Kyushiro che inizia a revisionare i suoi conti.

Il palco ruota

Samonnosuke è seduto nella stanza interna della casa, dove viene raggiunto da O Shichi. La vista di lui nei suoi eleganti abiti e le 2 spade al fianco la fa quasi svenire, sembra un’altra persona. Lui le assicura che il suo amore per lei non è affatto cambiato e i 2 rinnovano le loro promesse. O Shichi comprende che non potrà mai sposarla, ma per una ragazza della sua classe diventare la concubina nella casata di un grande lord non è una disgrazia. Samonnosuke se ne va promettendole di farle di nuovo presto visita. La sua partenza viene affrettata da un messaggio del padre di O Shichi che desidera parlarle.

Il palco ruota di nuovo

O Shichi arriva dal padre che in negozio ha finito con i libri contabili. Kyushiro dice a O Shichi che essendo la sua unica figlia non può avere segreti con lei: si trova in gravi difficoltà e ha bisogno del suo aiuto. Le racconta con tristezza del figlio che gli è stato rapito da bambino e di cui non si è più sentito nulla. O Shichi fa delle domande sul fratello e su come era, ma il vecchio, scuotendo la testa, risponde che all’epoca era un infante ed adesso dovrebbe avere circa 24 anni, ed è impossibile sapere che aspetto abbia, ammesso sia ancora vivo. Probabilmente, anche per il suo stesso padre, l’unico modo per riconoscerlo sarebbe lo strano neo che ha sull’avambraccio.

Tornando al discorso delle sue difficoltà spiega a O Shichi che ha un debito di 100 ryo e non può restituire con un certo Kamaya Buhei. Buhei, però, è disposto a prendere in moglie O Shichi e a cancellare il debito.

O Shichi è costretta dai suo doveri verso il padre ad acconsentire alla proposta, am quando il vecchio se ne va, si lascia andare e piange amaramente. Non può sopportare di lasciare Samonnosuke per sposare un vecchio come Buhei, piuttosto preferisce morire. Scrive una lettera al padre spiegando tutto e chiedendo il suo perdono. Poi prendere un coltello dal suo scrittoi e sta per uccidersi quando Kichisa esce dal suo nascondiglio e la ferma. Il suono delle voci e il rumore di una lotta, richiama Kyushiro dalla stanza vicina, con i servi alle calcagna. Kyushiro ringrazia ripetutamente lo straniero per aver salvato sua figlia. Kichisa sembra sollevato quasi quanto il vecchio e, mentre Kyushiro cerca di ricompensarlo con del denaro, egli rifiuta bruscamente e gli dice che era venuto lì per derubarlo. Kyushiro si ritrae e interroga il giovane, ma, a parte che ha circa 24 anni, ottiene solo risposte elusive. Dietro suggerimento della cameriera, O Shichi ringrazia Kichisa per il suo intervento, riferendosi a lui come “Signor Ladro” e dicendo che non avrebbe mai pensato che un criminale avesse quell’aspetto. Kichisa si prepara ad andarsene, sorprendendo la famiglia con l’ulteriore assicurazione che l’indomani consegnerà nelle mani di Kyushiro la somma di 100 ryo di cui ha bisogno per saldare il debito. Kichisa accidentalmente scopre il suo braccio sinistro, e su questo il vecchio riconosce il neo del figlio scomparso. Kichisa scappa dalla casa prima che qualcuno riesca a fermarlo, vergognandosi che il padre e la sorella siano venuti a sapere quanto in basso è caduto.

Hongo è un quartiere di Tokyo che si trova subito a Ovest di Ueno e dove attualmente ha sede l’Università Imperiale di Tokyo, dove si trova l’imponente Yasuda Auditorium.

Scena 2

Fuori dal negozio di incensi di Tennin-ko a Koishikawa, Edo; sta piovendo

Kamaya Buhei, lo spasimante di O Shiki, sta rientrando verso casa in tarda serata. Viene avvicinato da una giovane donna che gli chiede di condividere l’ombrello. Si tratta di O Mitsu, che ha cambiato nome in O Kan e che ora lavora come cortigiana presso la casa Yushima. Ha litigato con i suoi datori di lavoro e vorrebbe fuggire da Edo. Dalla loro conversazione arguisce che Buhei è ricco e, cogliendolo di sorpresa, riesce a soffocarlo e a fargli perdere coscienza in modo da derubarlo. Dall’oscurità una voce proveniente da un tetto la chiama per nome, facendola trasalire, ma la sua paura si tramuta in gioia quando scopre che appartiene al suo amato. Kichisa ha appena derubato il negozio d’incensi e ha i 100 ryo che occorrono al padre. Lui e O Kan si raccantona quanto è loro successo da quando si sono visti l’ultima volta e decidono di fuggire insieme. Kichisa si cala dal tetto usando la grondaia, ma quando salta giù gli cade per terra dal kimono il sacchetto contenete i 100 ryo. In qel momento Benshu, anche lui in fuga, sopraggiunge all’angolo della casa e sente Kichisa raccontare a O Kan cosa è accaduto. Egli riconosce le loro voci. Tutti e tre iniziano a cercare i soldi nell’oscurità, che vengo trovati da Benshu nello stesso istante in cui si imbatte in Kichisa, il quale capisce che nel buoi vi era una terza persona. Kichisa riconosce Benshu che scappa e lo insegue a suo volta seguito da O Kan. Appena sono usciti, si odono grida d’allarme provenienti dall’interno del negozio e gli apprendisti ne escono per cercare il ladro. Trovano Buhei e, credendo sia il loro uomo, lo pestano.

Scena 3

l’accesso al ponte Suidobashi di Koishikawa.

Qui, appena fuori dal fossato della città, Kichisa raggiunge Benshu. Dato che i soldi sono per il padre, Kichisa vorrebbe evitare di sporcarli di sangue, se possibile. Spiega a Benshu a cosa gli serve il denaro e gli chiede di restituirglielo. Benshu risponde che intende tenersi il denaro quale compesazione per i 40 ryo che gli ha estorto per la tessera di cremazione. Kichisa cerca di persuaderlo facendo appello ai suoi migliori sentimenti, ma Benshu, avvantaggiandosi dell’oscurità, mette dei sassi nel suo tenugui(un asciugamano di cotone leggero di dimensioni 90x35cm, quasi sempre con qualche motivo stampato) e mentre Kichisa parla lo colpisce alla testa.

Kichisa non cade, e mantendendo l’autocontrollo, rinnova il suo appello a Benshu, mentre il sangue inizia a colargli sul volto. Benshu estrae il suo coltello e lo attacca. Kichisa e Benshu lottano disperatamente nel buio.

Qui termina l’opera. Kichisa uccide Benshu e recupera il denaro, che riesce a inviare al padre e proprio quando lui e O Kan stanno per fuggire verso Edo, vengono arrestati dalla polizia.

Nell’epoca Tokugawa l’acqua che riforniva Edo era fornita da 6 acquedotti principali, uno di questi, suidobashi(sui-do-bashi che possiamo tradurre come “ponte per l’acqua”), superava il fiume Kanda, e si dirigeva verso i giardini Koshikawa-Korakuen nella tenuta dei Mito. L’attuale ponte Suidobashi ne riprende il nome, ma la costruzione originale è stata eliminata durante la restaurazione Meiji per essere rimpiazzata con strutture più moderne.

Per gli appassionati, una scena de Il mare della Fertilità di Mishima Yukio è ambientata proprio nella zona.

L’attuale stazione di Suidobashi si trova a sud-ovest del già menzionata quartiere di Hongo e perciò era la via più rapida per lasciare Edo. Come detto vicino vi trovano l’orto botanico Koshikawa- Rakuen(costruiti da Yorifusa, fondatore della casata Mito Tokugawa, un ramo cadetto del clan dello shogun,e dal figlio Mitsuyuki con l’assistenza del dotto cinese Shun Shunsui; il giardino è ricco di emozionanti paesaggi e merita di essere visitato in ogni stagione ) e la famosa Korakuen Hall(dove vengono tenuti importanti incontri di boxe e altri sport da combattimento).