(55) MODORI BASHI (il ponte Modori) – shosagoto
Basata sull’opera Noh con lo stesso tema intitolata Rashomon. La storia originale è raccontata nel Heike Monogatari. Accompagnamento di nagauta.
Minamoto Yorimitsu, comandante della Cavalleria della Guardia Imperiale e guardiano del Palazzo Imperiale, ha al proprio servizio 4 guerrieri dal coraggio senza pari conosciuti come i “4 Re Celesti”. Uno di loro, Watanabe no Tsuna viene spedito in missione. Dato l’affetto che nutre per lui, Yorimitsu gli affida una famosa spada del tesoro Minamoto, Higekiri, la “taglia-capello” per proteggerlo nelle sue avventure.
Svolgimento: l’opera si apre mostrando il ritorno di Tsuna, a missione conclusa. Ha raggiunto il Modori Bashi, il ponte che attraversa l’Horikawa a Ichijo, nella periferia di Kyoto. Sta scendendo la notte e Tsuna si affretta con i suoi 2 servitori, perché il Modori Bashi ha recentemente acquisito la pessima fama di essere infestato da un demone malvagio. É Aprile, e un turbine di vento fruscia tra le canne vicine al fiume. Il rumore fa voltare Tsuna, ed egli vede venirgli incontro una giovane donna. É completamente sola, e ciò è molto strano dato il posto e l’ora. Tsuna ha il dubbio che possa trattarsi di un demone travestito ed essendo un uomo coraggioso, decide di aspettarla. Se i suoi sospetti si riveleranno fondati, spera di catturarla, portarla come prezioso trofeo al suo signore e al contempo liberare la città da un flagello. Ordina ai suoi servitori di nascondersi.
La ragazza avanza vacillando, mentre il cantante esprime la timidezza e la paura che spera di tramettere a Tsuna con il suo approccio. Tsuna esce dagli alberi e le chiede dove sta andando e lei spiega che abita a Gojo, un distretto di Kyoto, e che le tenebre l’hanno sorpresa mentre tornava da Omiya e perciò è spaventata. Tsuna si offre di scortarla fino a casa e lei accetta con gratitudine. La luna esce da dietro le nuvole e i 2 si vedono l’un l’altra per la prima volta. Tsuna si rende conto che la ragazza è bellissima, ma un attimo dopo nota il suo riflesso sull’acqua del fiume e vede la sua vera forma: è proprio il demone.
I 2 si incamminano insieme, scendono per l’hanamichi complementare, attraversano il retro del teatro fino all’hanamichi e poi tornano sul palco. La ragazza sembra diventare più debole e usa il verso di un cuculo come scusa fermarsi, e risponde alle preoccupazioni di Tsuna affermando che vorrebbe riposare, e i 2 iniziano a conversare.
Tsuna la trova sembra più attraente e inizia a dubitare della sua precedente convinzione. Le chiede chi sia suo padre e lei risponde che è un piegatore di ventagli di carta a Gojo e un esperto di danze tradizionali, che lei stessa ha imparato dal padre e si offre di danzare per Tsuna, se egli le presterà il suo ventaglio. La ragazza balla splendidamente una canzone sui ciliegi in fiore. Tsuna è più ammaliato che mai. Quindi la ragazza gli chiede se è sposato e mostra incredulità quando risponde di no. Tsuna si atteggia a semplice campagnolo divenuto soldato. La ragazza, però, li lascia sfuggire che sa chi è ed di essere al corrente della sua distinta reputazione. Questo risveglia di colpo tutti i sospetti dormienti di Tsuna. La ragazza prova a spiegarlo adducendo di essere da tempo innamorata di lui, ma egli la taccia severamente di avere poteri occulti e inoltre la accusa apertamente di essere lo spirito maligno il cui riflesso ha visto nell’acqua.
In questo momento il demone rivela la sua vera natura. I servitori di Tsuna, che li hanno seguiti silenziosamente, le saltano addosso, ma lei li scrolla via. Lo spirito dichiara di venire dal monte Atago e che il suo scopo è rapire Tsuna. Tsuna si batte con lei e vuole catturarla viva. La demone lo afferra per il collo e cerca di volare via portandolo con sé, ma Tsuna con un solo colpo di Higekiri si libera tagliandole il braccio e cade a terra con il braccio demoniaco ancora stretto alle sue spalle, mentre la demone svanisce, volando come una stella cadente verso il monte Atago.
Il ponte dello scontro è indicato come Modari o Ichijo Modoriashi, che si dovrebbe trovare vicino alla porta di Rashomon, all’estremità sud della strada Suzaku-oji a Kyoto.
Watanabe Genji Tsuna(953-1025) è un personaggio storico realmente esistito, discendente dell’imperatore Saga(786-842), e il suo vero nome sarebbe Minamoto No Tsuga, ma adottò il cognome Watanabe dalla sua fortezza di residenza, nella provincia di Setssu e lo trasmise ai suoi eredi; nel 1020 fu nominato governatore della provincia di Tango.
É uno dei quattro shitenno o Re Celesti di Minamoto no Yorimitsu, detto Raiko (che aiuta in molte avventure)(gli altri 3 sono Sakata No Kintoki(il famoso bimbo erculeo Kintaro), Urabe no Suetake e Usui Sadamitsu. Con loro ha sconfitto il famoso Shutendoji, la strega cannibale Yamamba, il ragno Tsuchigumo, ma è soprattutto famoso per lo scontro con Ibaraki, demone che vessava la città di Kyoto(ovvero la ragazza che affronta in quest’opera).
Il monte Atago si trova a Nord-Ovest di Kyoto ed è alto 924m e sulla sua cima si trova il santuario Atago-jinja,(se pensate di farci un giro sappiate che è ad 1 ora di bus da Arashiyama e l’unico modo di salire è a piedi per una percorso di 12km che, vedo su Youtube, può richiedere 6 ore) dove risiede Atago Gogen, una divinità locale che si crede sia un avatar del bodhisattva Jizo, considerato un protettore contro gli incendi e il fuoco e il cui culto ha originato lo Shugendo(i cui praticanti conducono una vita ritirata sulle montagne alla ricerca dell’Illuminazione)Per curiosità c’è un Atago Jinja anche a Tokyo, vicino alla Tokyo Tower, fatto costruire da Tokugawa Ieyasu nel 1603 per proteggere Edo dagli incendi(non ha funzionato molto) dove potete salire attraverso gli 86 scalini de “la scalinata del successo”.
La sua spada si dice fosse lunga circa 82cm e fosse stata forgiata da Munechika, ed ha avuto diversi nomi, ma nel periodo in cui la impugnava Tsuga era chiamata Onikiri(taglia-demoni)(proprio in riferimento allo scontro con Ibaraki)(la spada ha avuto vari nomi, a seconda del momento storico e di chi la brandiva).
La spada esiste ancora ed era in mostra al museo di Tokyo nel 2017.
Gli autori del libro hanno tradotto erroneamente Higekiri con “taglia-capello” ma in realtà significa “taglia-barba”.
La storia di questa spada e della sua lama gemella è lunga e intricata, ma cercherò di semplificarla quanto più possibile.
Minamoto no Mitsunaka(912-997) voleva una spada che soddisfacesse i suoi parametri e alla fine si rivolse a 2 fabbri ordinando loro di forgiargli una lama lunga 3 shaku(90cm), costoro erano un ignoto fabbro cinese detto Mofusa che viveva a Deyama nel Mikasa Dori, provincia di Chikuzen, mentre l’altro era Kokaji Munechika. I due eseguirono il lavoro ma mentre la spada del fabbro cinese era della giusta misura e fu battezzata Makuragami( “giusta al cuscino”) quella di Munechika era corta, misurando solo 81cm, e fu chiamata Sun-nashi(“nessun sole”); qui leggenda vuole che, per un motivo o per l’altro, Sunnashi si sia mossa da sola e abbia accorciato Makuragami di 9cm, e perciò le venne cambiato nome in Tomokiri(“che taglia in modo eguale”). Come vuole la tradizione Mitsunaka testo le spade su dei condannati a morte e Makuragami taglio la testa e la barba del criminale(cambiando nome in Higekiri, “Tagliabarba”), mentre Tomikiri tagli dal collo alle ginocchia la vittima(cambiando nome in Hizakiri, “Taglia ginocchia”). Le spade passarono poi al figlio di Mitsunaka, Yorimitsu. In seguito all’episodio con il demone Ibaraki, Hizakiri venne chiamata col nuovo nome di Onikiri. In un’altra avventura Yorimitsu uccise un enorme demone ragno usando Hizakiri, che cambio quindi nome in Kumokiri(“Taglia ragno”). Le spade passarono furono affidate da Yorimitsu al figlio del fratello Yorinobu, Yoriyoshi(988-1075) che le passo al figlio Hachimantaro Yoshiie(1039-1106) e da lui al suo quarto figlio Tameyoshi(1096-1156). Mentre le spade erano in suo possesso iniziarono a fare dei rumori durante la notte e perciò Onikiri fu rinominata Shishi no Ko(“piccolo/cucciolo di leone”) mentre Kumokiri fu rinominata Hoemaru(“urlatore”[ma si riferisce al richiamo della Scimmia Urlatrice, che è simile al sibilo dei serpenti). Tameyoshi fece fare una copia di Shishi no Ko, che chiamo Kogarasu(“piccolo corvo) che però era 6mm più lunga dell’originale, e stavolta fu questa ad “accorciare” la spada gemella guadagnandosi l’appellativo di Tomokiri(“che taglia in modo eguale”)[la cosa aiuta non poco a fare confusione, dato che era stato il secondo appellativo dell’altra spada della storia]; Shishi no Ko e Kogarasu furono affidate da Tamenyoshi a suo genero.
In seguito Tameyoshi affidò Tomokiri(shishi no ko) a Minamoto no Yoshimoto(1123-1160), il suo figlio maggiore, che le ridiede il suo originale nome di Higekiri e venne poi ereditata, assieme a Kogarasu da Minamoto no Yoritomo(1147-1199) mentre il generò di Tameyoshi affidò Hoemaru al fratellastro di Yoritomo, Minamoto no Yoshitsune, che la chiamò Usu Midori(“verde brillante”)(sembra gli ricordasse il verde delle montagne di Kumano). Alla morte di Yoshitsune(1159-1189), Usu Midori finì nelle mani di Yoritomo.
Dopo la morte di Yoritomo non è chiaro cosa sia successo a Hizakiri/Kumogiri, mentre Higekiri/Onikiri finì nelle mani di Hojo Tokiyori(1127-1263) e poi in quelle di suo nipote Hojo Takatoki(1303-1333), ma dopo il suicidio di quest’ultimo, fu presa da Nitta Yoshisada(1301-1338) quando costui abbattè lo shogunato Kamakura. Nitta Yoshisada si taglio la testa da solo durante l’assedio di Fujishima e la spada divenne proprietà di Shiba Takatsune(1305-1367) e da lui passò al nipote Shiba Kaneyori(1315-1379) che, in seguito al fatto di essere divenuto governatore di Dewa cambio cognome in Mogami, sede della sua fortezza.
Ricapitolo i cambi di nome
| fabbro cinese | Munechika | Anno indicativo | |
| Mafurakami | Sun-nashi | 940 | |
| Tomokiri | |||
| Higekiri | Hizakiri | ||
| Onikiri | Kumokiri | 980 | |
| Kogarasu | Shishi no Ko | Hoemaru | 1110 |
| Higekiri(Yoshitomo) | 1145 | ||
| Higekiri(Yoritomo) | Usu-midori(Yoshitsune) | 1170 | |
| Onimaru(Hojo) | 1200 | ||
| Onimaru(Nitta) | 1333 | ||
| Onimaru(Shiba) | 1338 | ||
| Onimaru(Mogami) | 1345 | ||
| Museo di Tokyo | 1947 |