( 21) IBARAKI– shosagoto- accompagnamento di nagauta(shamisen più diversi tipi di tamburo)
Basato sull’omonima opera Noh, è il sequel de Modori Bashi(55); un recente adattamento, fatto per Onoe Baiko VI
Svolgimento: dopo lo scontro sul ponte Modori, nel quale Watanabe Genji Tsuna è quasi stato sconfitto dalla demone Ibaraki, a si è salvato tagliandole il braccio. Tsuna chiude l’arto reciso in un forziere, circodato da simboli sacri, e coi suoi tre compagni si alterna i turni di guardia alla propria casa. Egli è certo che Ibaraki cercherà di recuperare il braccio.
Un giorno, mentre è in servizio, sua zia, Mashiba, alla quale è molto legato, arriva al cancello, dopo aver fatto un lungo viaggio per venirlo a trovare. É una fragile, gentile nonnina. Tsuna è dispiaciuto di doversi negare, ma ha giurato di non lasciare entrare nessunoe non può infragere il suo voto. Mashiba è affranta e compiange la sua fiacchezza e la crudeltà del nipote. Mentre implora appoggiata al cancello, sembra così amorevole, ma di quando in quando qualcosa di diverso lampeggia nei suoi occhi. Inoltre, il suo kimono è sistemato in modo insolito e ha un solo braccio. Tsuna è irremovibile; siede severamente di guardia all’interno del cancello. La vecchia dama si prepara a tornare a casa. Lentamente si incammina sull’ Hanamichi, barcollando e guardandosi indietro da sopra le spalle. É una figura così patetica che all’ltimo secondo Tsna cede. La richiama e la invita a entrare in casa. Mashiba torna indietro alacremente, e offre cibo e da bere. Il giovane scdiero di Tsa, Otowaka, danza per il suo divertimento, segito da Tsuna, che esegue una danza che descrive il suo scontro con il demone. Infine, Mashina stessa si alza e balla con grande abilità e grazia. Tsuna è così toccato e affascinato che le chiede cosa desideri come segno del suo apprezzamento. Mashiba risponde che è molto colpita dalla sa storia e le piacerebbe vedere il braccio tagliato del demone. Tsuna esita, ma alla fine acconsente. Il forziere viene portato e vengono rimossi i legacci. Tsuna si gira di spalle mentre l’anziana guarda dentro la scatola. Di colpo afferra il braccio e se lo preme contro, il volto trasfigurato da odio e senso di trionfo. Tsuna si volta e capisce che Mashiba è Ibaraki sotto mentite spoglie. Estrae la sua spada e l’attacca, ma lei schiva e fugge , con Tsuna che la insegue fuori dal palco.
Segue un intermezzo comico, con i 5 servi di Tsuna terrorizzati dai suoni dello scontro e dai fulmini e tuoni che la accompagnano.
Ibaraki ricompare nella sua vera forma come una mostruosa demone, sempre stringendo il braccio reciso. Si difende dai fendenti di Tsuna con un maglio stregato e fugge con il suo trofeo, balzando via lungo l’hanamichi con un trionfale roppo(un intenzionale ed esagerato movimento di braccia e gambe eseguito per impressionare il pubblico dando prova di forza e rozzezza).
Il ponte dello scontro è indicato come Modari o Ichijo Modoriashi, che si dovrebbe trovare vicino alla porta di Rashomon, all’estremità sud della strada Suzaku-oji a Kyoto.
Watanabe Genji Tsuna(953-1025) è un personaggio storico realmente esistito, discendente dell’imperatore Saga(786-842), e il suo vero nome sarebbe Minamoto No Tsuga, ma adottò il cognome Watanabe dalla sua fortezza di residenza, nella provincia di Setssu e lo trasmise ai suoi eredi; nel 1020 fu nominato governatore della provincia di Tango.
É uno dei quattro shitenno o Re Celesti di Minamoto no Yorimitsu, detto Raiko (che aiuta in molte avventure)(gli altri 3 sono Sakata No Kintoki(il famoso bimbo erculeo Kintaro), Urabe no Suetake e Usui Sadamitsu. Con loro ha sconfitto il famoso Shutendoji, la strega cannibale Yamamba, il ragno Tsuchigumo, ma è soprattutto famoso per lo scontro con Ibaraki, demone che vessava la città di Kyoto.
La sua spada si dice fosse lunga circa 82cm e fosse stata forgiata da Munechika, ed ha avuto diversi nomi, ma nel periodo in cui la impugnava Tsuga era chiamata Onikiri(taglia-demoni)(proprio in riferimento allo scontro con Ibaraki).
La spada esiste ancora ed era in mostra al museo di Tokyo nel 2017.