Gosho no Gorozo

(76) SOGAMOYOO TATESHINO GOSHOZOME comunemente conosciuto come OTOKODATE GOSHO NO GOROZO – sewamono

Scritto da Kawatake Mokuami per l’attore Ichikawa Kodanji IV e rappresentato per la prima volta al Ichimura-za nel 1864. Quest’opera è un classico esempio del Kabuki nello stile di Edo, tutto violenza e pose stilizzate. L’eroe è un otokodate, e l’otokodate o plebeo cavalleresco, era qualcosa di tipico di Edo.

Il primo atto dell’opera non viene più rappresentato ai nostri giorni. Riguarda il casato del giovane daimyo Asama Tomoenojo che prende una concubina, chiamata Hototogisu,la figlia di un insegnate della cerimonia del the. La moglie di Tomoenojo, Yuri no kata, è gelosa e picchia la ragazza fino ad ucciderla.

Questo primo atto impatta solo indirettamente sul tema principale. Asama Tomoenojo ha al suo servizio un uomo di nome Suzaki Kakuya il quale, per l aforza delle sue mani e la sua abilità nella scherma, è soprannominato Gosho no Gorozo, dopo la cattura di Soga Goro. Gosho no Gorozo è l’amante di Tsuji, una dama di compagnia della casata Asama. La loro tresca è severamente contraria alle regole stabilite per il seguito di un daimyo. Vengono traditi da Hoshikage Doemon, un altro samurai al servizio di Tomoenojo, di cui Tsuji ha rifiutato le avances. Tomoenojo è costretto con riluttanza a licenziare sia Gosho no Gorozo che Tsuji e in seguito a ciò l’astio che ne deriva a Doemon da parte del resto della casata è tale che anche lui deve dimettersi dal servizio di Tomoenojo e si mette a fare l’istruttore di scherma.

Sette anni dopo, Gosho no Gorozo e Tsuji sono sposati, e nel momento in cui la loro fortuna è in forte declino, Tsuji, per aiutare il marito, si vende come cortigiana a Yoshiwara, prendendo il nome di Satsuki. Gosho no Gorozo diventa un otokodate dall’importante reputazione.

Atto 2

la Naka-no-cho di Yoshiwara(è la strada principale del distretto dei piaceri, che ne attraversava il centro)

Gosho no Gorozo e Doemon entrano, accompagnati dai rispettivi seguaci. É il loro primo incontro da quando entrambi erano al servizio di Asama Tomoenojo. I loro seguaci sono stati coinvolti di recente in uno scontro nel quale i samurai di Doemon hanno avuto la peggio. Entrambi i grppi soo ansiosi di saltarsi alla gola e per tutta la durata della scena vengono contenuti a fatica dai rispettivi maestri.

Gosho no Gorozo e Doemon da principio si scambiano cortesie, parlando della bellezza della primavera(la poesia di questo passaggio è famosa), quindi Doemon dice di essere venuto a sapere che la famosa Satsuki non è altri che Tsuji, che lo ha respinto i maniera tanto disinvolta molto tempo fa, e che ora intende comprare la sua compagnia ogni notte per consolarsi di quanto ha sofferto in passato. Gosho no Gorozo, controllando i suoi spiriti, replica che forse Doemon non sa che Satsuki è sua moglie, e che essendo una cortigiana di alto rango può scegliere i propri clienti e che, come sicuramente Doemon sa bene, l’etichetta prevede che una cortigiana sposata si intrattenga solamente i clienti che si sceglie. Doemon, ridendo, afferma di non sapere nulla di ciò e che intende comprarsi Satsuki in ogni caso, ance gli costasse un milione di ryo a notte. Gosho no Gorozo ribolle per tale insulto, in particolare perché gli è stato fatto pubblicamente. Lui e Doemon stanno per estrarre le spade, ma vengono fermati da Yogoro, il proprietario della casa da the Kabutoya, dove lavora Satsuki. Yogoro li prega di o disturbare proprio davanti alla sua attività giusto nel momento nel quale i clienti iniziano ad accalcarsi a Yoshiwara. É il periodo della fioritra dei ciliegi e Yogoro pensa ce i 2 abbiano bevuto, non conoscendo i loro trascorsi, e li invita nel locale per bere qualcosa insieme amichevolmente. Gosho no Gorozo rifiuta, adducendo bruscamente che non avere tempo. Yogoro dice a Doemon di dare a Gorozo un buon esempio e Doemon, che sente di aver fatto una miglior figura nell’alterco, apre il suo ventaglio e lo offre a Gosho no Gorozo che lo prende con riluttanza.

(lo scambio di alcuni oggetti, come coppe di sakè, spade o ventagli indicava che una disputa si era conclusa o quanto meno, era stata posticipata)

Atto 3

la stanza interna del Kabutoya che si affaccia sul giardino

Le 2 cortigiani più importanti sono Satsuki e O Shu. O Shu è la sorella della sfortunata concubina di Asama Tomoenojo, la ragazza uccisa nell’atto 1. Tomoenojo si è innamorato di lei per la sua somiglianza con la sua defunta amante e spende la maggior parte del suo tempo con lei. Ha dilapidato il suo patrimonio ed è ora coperto di debiti. Deve al proprietario del Kabutoya 200 ryo e, se non riuscirà a racimolare tale cifra, non potrà più vedere O Shu. Gosho no Gorozo viene a sapere delle difficoltà del suo precedente padrone e, essendogli ancora devoto nonostante il suo licenziamento, è determinato a trovare il denaro per lui.

Quando si alza il sipario Satsuki, vestita con i magnifici paramenti di una cortigiana di alto rango, sta leggendo una lettera di suo marito che le chiede di aiutarlo a mettere insieme i soldi che servono a Tomoenojo entro mezzanotte. Satsuki sta riflettendo sulla faccenda quando entra Doemon. Ha origliato ciò che diceva e si offre di darle la somma necessaria. Satsuki è presa in contropiede dalla sua inattesa generosità, ma accetta con gioia. Egli posa la borsa col denaro davanti a lei, ma quando Satsuki la sta per prendere, aggiunge che vi è una condizione da osservare: le darà i soldi se scriverà una lettera di divorzio al marito e andrà con lui la sera stessa in una casa d’appuntamenti(per avere rapporti sessuali). Satsuki è indignata, ma essendo il denaro per il suo signore e per Gorozo, infine accetta, facendo voto segretamente di suicidarsi piuttosto che concedersi a Doemon, perciò scrive la lettera mentre Doemon chiama i suoi seguaci per celebrare la vittoria, ordinando che qualcuno di loro la consegni a Gorozo. Nessuno è ansioso di assolvere il compito, e prima che venga deciso chi se ne incarichi, si ode la melodia di un flauto e si vede Gorozo passare davanti alla casa. Satsuki è presa alla sprovvista da tale imprevisto sviluppo, perché contava di riuscire a informare in privato Gorozo di aver scritto la lettera solo per il bene del loro signore e che la sua devozione nei suoi confronti non era venuta meno. Si ritira di fretta dietro un paravento e scrive velocemente una nota che spiega la situazione, che avvolge insieme con il denaro. Uno dei seguaci di Doemon chiama Gorozo e gli consegna la lettera di divorzio, che egli legge con rabbiosa incredulità. L’uomo di Doemon lo deride. Doemon costringe Satsuki a dichiarare che ne è davvero l’autrice, e lei cerca di consegnargli il denaro(e la lettera di spiegazione), ma egli lo rifiuta e , preso il suo flauto, sta per colpirla quando O Shu esce di corsa e lo blocca. (questa scena, chiamata enriki-mono o “taglio delle rapporti coniugali” è un famoso esempio di situazioni comuni in questo genere di opere)

O Shu, che sa a chi è destinato il denaro e si sente responsabile di tutti questi problemi, persuade Gorozo a fermare la propria mano. Satsuki lo implora nuovamente di prendere la somma, ma egli si rifiuta di nuovo di toccare “lo sporco” e l’apostrafa per la sua infedeltà, poi se ne va percorrendo l’hanamichi e giurando vendetta.

Doemon dice a Satsuki che è ora di mantenere la sa promessa e di recarsi alla casa d’appuntamenti.

Satsuki sta male per l’ansia e O Shu lo prega di non farle pressioni. O Shu si offre di prendere il posto di Satsuki, vestendosi con i suoi lunghi abiti da parata. (eccetto che per il coloro dei loro cappotti le 2 cortigiane sono vestite in modo simile, l’elaborata acconciatura e il resto sono parte di ciò che indica il loro status professionale) Nessuno noterà la differenza, dice, e la vittoria di Doemon sarà completa. O Shu ha intuito che Gorozo intende vendicarsi e vuole sacrificare se stessa per Satsuki. Doemon acconsente. Viene fatto lo scambio e lui e O Shu se ne vanno. Rimasta sola Satsuki raccoglie il denaro rifiutato. Il suo primo istinto è di andare da Gorozo, ma come cortigiana non le è permesso di lasciare liberamente il quartiere di Yoshiwara. Disperata, decide di uccidersi.

Scena 2

fuori dalla casa d’appuntamenti Hanagataya

Gorozo entra in scena con la spada sguainata in pugno. É notte fonda. Spegne la lampada che brucia di fronte al cancello e si nasconde lì vicino.

Doemon e O Shu si avvicinano lungo l’hanamichi, la cortigiana scortata dal suo seguito. Un servo cammina davanti reggendo una lanterna(di solito ornata con l’emblema dell’attore che interpreta Satsuki). Alla fioca luca, Gorozo riesce a distinguere il coloro e la foggia del cappotto indossato dalla cortigiana. Quando giungono al cancello dell’Hanatagaya , Gorozo si lancia su di loro e fa cadere a terra la lanterna. Colpisce con la spada O Shu e i servitori fuggono. Doemon cerca di rifugiarsi nella casa, pensando O Shu lo segua. Gorozo non può vedere il volto di O Shu nell’oscurità. La insegue e la infilza a morte. Quindi, quando si piega sul corpo, scopre il suo errore. Invoca perdona al suo spirito a, sapendo che non potrà fare ammenda in questo mondo, sfida Doemon ad uscire e combattere. Doemon esce e i 2 ingaggiano un duello mortale(Gorozo uccide Doemon, e poi si suicida)

Gosho no Gorozo è il personaggio storico Gosho no Goromaru(1165-?), il cui vero nome era Gosho Shigemune, è noto per aver salvato lo shogun Minamoto no Yoritomo durante la notte in cui avvenne la vendetta dei fratelli Soga verso Kudo Suketsune(colpevole della morte del loro padre naturale), in occasione della grande battuta di caccia del 1193, la Fuji no Makigari, uccidendo Soga Goro(mentre Soga Jyuro fu ucciso da Nitta Tadatsune, un subordinato di Kudo)

Nato sul monte Hiei, nelle vicinanze di Kyoto, sembra si sia trasferito a 16 anni dopo aver vendicato la morte del suo mentore nella provincia del Kai, al maniero di Amari con Ichijo Tadayori(o Ichijo Jiro, ?-1184, ucciso per ordine di Yoritomo) e poi passò alle dipendenze di Minamoto Yoritomo. Un resoconto dice che già “a 18 anni aveva la forza di 85 persone”.

Non vi è una data certa della sua morte, ma un monumento tombale si trova a Yagoshima, sulle Alpi di Minami, prefettura di Yamanashi; delle pietre di fondazione a Gosho-ga-Oka, Koshigoe, Kamakura indica il luogo dove la tradizione afferma ci fosse la sua dimora.

La famiglia Gosho serviva la potente famiglia Fujiwara e governava niente meno che il santuario di Atsuta, da cui prende il nome(il palazzo di Atsuta era detto Atsuta Gosho) nella provincia di Owari. I suoi discendenti prenderanno il cognome Usa e seguiranno nel Kyushu Otomo Yoshinao(1172-1223) nel 1196.

Otomo Yoshinao ha una storia interessante; nato da Kondo Yoshishige, venne adottato da Nakahara no Chikayoshi(che era insignito del titolo di Protettore dell’Ovest o Chinzei Bugyo), e poi divenne il capo del clan della madre, Tone no Tsubone, figlia di Hatano Tsuneie, dando il via alla dinastia Otomo e in seguito ereditando il titolo di Protettore dell’Ovest del padre adottivo. Il suo ottavo figlio fonderà il clan Shiga della provincia di Bungo e sua figlia sposerà niente meno che Hojo Tomotoki. Nelle cronache dell’epoca si dice che egli era il preferito in assoluto di Minamoto no Yoritomo(tanto che ci sono state teorie, ora confutate, che lo indicavano quale figlio illegittimo) e che durante la vendetta dei fratelli Soga trattenne Yoritomo dall’uscire e affrontare Soga Goro personalmente.

Ichijo Tadayori(?-1184), che partecipò alla riconquista di Kyoto guidata da Minamoto Yoritomo(anche gli Ichijo erano dei Minamoto) contro Minamoto Kiso Yoshinaka nel 1184, fu fatto uccidere da Yoritomo perché quest’ultimo temeva lui e la potenza del suo clan, tramite un assassinio nello stesso palazzo dello shogun per mano di Oyamada Arashige e Amano Tokage.

Shinyoshiwara era un quartiere dei piaceri di Edo. Il quartiere originario di Yoshiwara o Motoyoshiwara si trovava non distante dal Castello di Edo, vicino alla baia di allora, e fu istituito dopo numerose petizioni dei proprietari dei bordelli e del loro rappresentante Shoji Jinenmon nel 1617, ma dopo il grande incendio Meireki del 1657 fu ricollocato a Asakusa Senzokumura, ovvero dietro il tempio Sensou(attuale distretto di Senjyu )(in pratica a est di Asakusa,tra questa e il fiume Sumida)(ciò fu fatto perché Edo si stava sviluppando velocemente e i daimyo non volevano che le loro tenute private confinassero con il quartiere dei piaceri). Divenne perciò noto come Shinyoshiwara. L’area si trovava passato Omon, e si raggiungeva da Emonzaka(la collina Emon) passando per la strada Gojinkkenmichi; i proprietari dei bordelli vennero indennizzati per il traferimento con una somma di denaro di 15000 ryo e un terreno più ampio del 50%(l’area originaria era un quadrato di circa 220m di lato, mentre Shinyoshiwara si estendeva su un rettangolo di circa 350m x 265m). Il quartiere era circondato da un fossato(chiamato Ohagurodobu) che impediva(o rendeva arduo) fuggire e l’unica entrata e uscita dal quartiere era la porta Omon(la grande porta). Sulla via principale del quartiere, Nakanomachi, erano stati piantati ciliegi e aceri per allietare la vista e lo spirito. Nel punto dove fa angolo con Emonzaka, si trovava un salice detto mikaeri yanagi, “salice del rimpianto”, perché era il posto dove gli avventori si fermavano e potevano ancora guardare Shinyoshiwara(svoltato l’angolo, sarebbe scomparso alla vista). Si dice che nel 1656 vi si trovassero 2552 prostitute, ma che nel 1846 fossero addirittura 7197.

Inoltre il Governo aveva previsto delle regole per acconsentire all’istituzione del quartiere dei piaceri, ovvero che non fosse permesso ai clienti di fermarsi la notte(in modo che non trascurassero i doveri familiari), di controllare ogni ragazza che ci lavorava per evitare che ci fossero rapimenti di ragazze di buona famiglia, di segnalare ogni individuo sospetto o criminale che potesse nascondervisi, che nessun bordello si installasse nella città di Edo, che le cortigiane non potessero essere chiamate a Edo, che le cortigiane vestissero modestamente e anche le abitazioni non fossero sfarzose e che l’attività del quartiere si svolgesse solo durante il giorno(ma con lo spostamento del quartiere fu permessa anche l’attività durante le ore notturne).

Si può dire che il primo quartiere, il motoyoshiwara, durò solo 40 anni, e che quello che passò alla storia semplicemente come Yoshiwara sia lo Shinyoshiwara.

Inizialmente si incontrava l’oiran all’ageya, una specie di sala per banchetti, e la si invitava tramite un invito formale detto sashigami che qualcuno dello staff recapitava al suo dormitorio, l okiya; in seguito l’oiran si dirigeva verso l’ageya in una specie di parata, l’ oiran-dochu, accompagnata da 2 assistenti, shinzo(aspirante oiran) e kamuro(una cameriera personale) , da un uomo geisha, dal wakaimono(un assistente maschio, che regge una specie di grande ombrello, ma al contempo anche una specie di gangster) e dallo yarite(una specie di manager che si occupa delle contrattazioni), con un passo tipico detto hachimonji(bisogna precisare che le oiran più prestigiose e le tayu, avevano un ricco calendario di appuntamenti e per incontrarle poteva essere necessario inoltrare la richiesta diversi giorni prima).

Dal 1587 però le ageya iniziarono ad essere sostituite dalle più pratiche case da the, hikite-chaya.

Durante il periodo di Yoshiwara comunque si moltiplicarono anche i bordelli illegali, camuffati come “case da bagno”, cosa che ledeva agli affari e infastidiva il magistrato cittadino e perciò a un certo punto 71 “case da bagno” furono trasferite nelle vicinanze di Yoshiwara, a Fushimi-cho e Sakae-machi, insieme con le loro prostitute dette cortigiane sancha, molto meno raffinate, pretenziose e costose delle oiran(e che riscossero perciò un certo successo tra mercanti e non solo).

Ricordo infatti che per arrivare a “dormire” con una oiran erano necessario almeno 3 incontri(e ad ognuno di essi si doveva offrirle un dono costoso) e da quel momento in poi si entrava in una serie di pagamenti regolari ed era proibito avere affari con un’altra oiran, pena l’essere dichiarato uwaki-kyaku(cliente infedele), dover vestire un vergognoso kimono, vedersi tagliati i capelli ed essere costretto a pagare una forte multa.

Mi sembra interessante segnalare che, nonostante dopo il 1657 fosse concesso il lavoro nelle ore notturne, alle 2 di notte le regole imponevano di andare a dormire e i clienti dovevano abbandonare il quartiere e ciò veniva detto O-ike.

Tecnicamente una oiran era libera dopo 10 anni di servizio, ma nella realtà delle cose di solito era costretta a rimanere a causa di un sistema che le imponeva dei debiti che difficilmente poteva riuscire a saldare in una specie di circolo vizioso, Ad ogni modo, le cronache attestano che la maggior parte delle oiran moriva prima dei 30 anni per varie cause, non ultimo il suicidio.

A seguito di un grande terremoto nel 1855 molte cortigiane rimasero uccise(circa 500), e non ebbero un vero funerale, ma furono gettate in una fossa comune nel piccolo tempio Jokan-ji (detto anche Nage-komi-dera che si potrebbe tradurre come “tempio delle (donne)gettate dentro”) edificato nel 1655 e nel quale si trovano i poveri resti e gli spiriti di oltre 20mila prostitute. Il tempio si trova a Arakawa, vicino alla stazione della metro di Minowa, a nord di Asakusa

L’opera Kabuki deriva da una storia scritta da Ryutei Tanehiko(1783-1842) che si intitola “il salice in autunno”.